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Il grembiule - Renato Falcetti
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Camicia decorata con il puncetto - Renato Falcetti
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Dettaglio di una camicia - Renato Falcetti
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Dettagli ricamati - Carlotta Colombatto
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Rita in costume - Carlotta Colombatto
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Grambiule ricamato - Carlotta Colombatto
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Realizzazione di un bottone di filo - Carlotta Colombatto
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2002
2013
Confezionare costumi in Valle Strona
Nonostante le differenze che intercorrono tra paesi e borgate, in Valle Strona esistono due tipi di costumi femminili considerati tradizionali, l'uno diffuso nella media e bassa valle (Massiola, Luzzogno, Fornero e Sambughetto), l'altro a Forno e Campello.
Nella media e bassa valle il vestito utilizzato in alcuni particolari contesti rituali, come, ad esempio, la festa del paese, è composto dalla vesta, una gonna nera pieghettata, normalmente di lana, sulla quale viene indossata una camicia finemente ricamata nel collo, nelle maniche, talvolta nei pressi dei polsini. In vita, stretto con un bindel, un nastro colorato e tessuto a mano, viene annodato lo scusal, un grembiule di seta anch'esso ricamato. Lo stesso tipo di decori si ritrovano nel bustin, un corpetto aderente, privo di maniche, che viene indossato sopra la camicia. I ricami di quest'ultima sono normalmente eseguiti con il filo bianco, tono su tono, e non è raro osservare il punto a intaglio. Lo scusal e il bustin, invece, presentano decori in pendant realizzati soprattutto con il punto pieno. In entrambi i casi, i motivi eseguiti sono prevalentemente floreali. Il collo e i polsini della camicia sono chiusi con dei bottoni realizzati interamente con il filo, il quale viene intrecciato attraverso una tecnica particolare. Ai piedi, infine, si indossano le pedule, calzature in lana il cui corpo principale si lavora ai ferri mentre la suola è ricavata attraverso la sovrapposizione di strati di tela cuciti insieme. La punta della scarpa, sovente ricamata, è di velluto.
A Forno e Campello, invece, il vestito che ancora oggi le donne utilizzano nei momenti di festa è diverso da quello diffuso in bassa valle. Esso si compone di due sottovesti: la prima a essere indossata è di cotone bianco, la seconda è invece colorata, sovente di verde, rosso o nero, con un bordo di stoffa in fantasia. Sopra la sutana viene indossata una camicia, ricamata anch'essa nei pressi del collo delle braccia, dei polsini, in questo caso sovente con l'uso del puncetto, un particolare tipo di merletto tipico della vicina Valsesia. La rasa, il vestito, è nero, normalmente di lana, plissettato nella parte posteriore e dotato di un corpetto decorato sulla schiena con inserti di passamaneria. Gli stessi ornamenti ritornano nella pesa, una pettorina che viene inserita tra la camicia e il vestito. Il corpetto è quindi stretto con l'ausilio di due nastri posti uno sopra l'altro e annodati lateralmente. Il colore delle fettucce e dei ricami non è casuale: le donne nubili utilizzano il rosso, le vedove il viola, le bambine l'azzurro. La vita viene cinta prima con un bindel colorato e tessuto a mano, poi con lo scusal, il grembiule, ricamato a punto pieno e impreziosito con il puncetto colorato. Anche in questo caso, ai piedi ritornano le calzature particolari incontrate in bassa valle, che a Forno e Campello prendono il nome di scuföign.
Al giorno d'oggi come in passato, i vari elementi che compongono il costume tradizionale vengono fatti realizzare da alcune donne della valle. Il sapere e il saper fare relativo alla creazione di questi capi riguardano quindi il ricamo e il confezionamento dell'abito, la cui esecuzione può estendersi per più giorni, anche per settimane.
NOTIZIE STORICO-CRITICHE
Fino alla prima metà del XX secolo, questo particolare tipo di vestito era utilizzato dalle donne della Valle Strona anche nella quotidianità. In alta come in bassa valle, l'abito portato tutti i giorni si componeva degli stessi elementi presenti in quello festivo, esso, tuttavia, era decisamente più semplice, quasi del tutto primo di ricami. L'abito considerato tradizionale era indossato all'età di sei anni e indicava la definitiva separazione tra i generi, in precedenza abbigliati con una tunica, in modo analogo. A partire dagli anni Sessanta, le ragazze della valle hanno cominciato a indossare vestiti di foggia diversa, del tutto simili a quelli diffusi nel resto della penisola, lasciando per le occasioni di festa l'uso del costume tradizionale. Quest'ultimo, invece, nella sua versione più semplice, era ed è ancora portato da alcune donne anziane, tanto che non è raro osservarlo visitando la Valle Strona.
APPRENDIMENTO E TRASMISSIONE
In passato il sapere e il saper fare relativo alla realizzazione del costume tradizionale si apprendeva in famiglia, osservando le lavorazioni dei membri più anziani. Attualmente, le giovani si avvalgono delle due scuole di ricamo presenti sul territorio, una a Forno, l'altra a Valstrona.
AZIONI DI VALORIZZAZIONE
Nel 1997 l'Associazione Gruppo Folkloristico "La Famiglia dei Rododendri", ha promosso una scuola di ricamo e puncetto con sede a Forno. Le lezioni erano tenute da due maestre, ognuna specializzata in uno dei due saperi ed entrambe dotate di un attestato rilasciato dalla Regione Piemonte. A seguito dell'afflusso notevole di persone avuto dopo il secondo anno, nel 2005 gli organizzatori hanno dovuto ampliare la sede: nell'edificio di Forno si tengono i corsi per le donne dell'alta valle, a Valstrona, invece, quelli per i residenti in bassa valle o nei dintorni di Omegna.
Beni immateriali collegati
Le Puncetto de la Valsesia
Puncetto della Valsesia
Per sapere di più
Bibliografia
Forno, dolce in… canto
La famiglia dei Rododendri 2003
A cura di
ITALIA Regione Piemonte - Settore Musei e Patrimonio Culturale - Carlotta Colombatto
Supervisore scientifico
Laura Bonato
Data di pubblicazione
20-FEB-2013 (Carlotta Colombatto)
Ultimo aggiornamento
08-MAR-2015 (Fabia Apolito)
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